Sugar Pie & The Candymen tutto il gusto dello swing
Lo show che inaugurerà, giovedì 16 aprile, la prima edizione di CremonaJazz, sta nascendo, proprio in questi giorni, nello studio al piano superiore della casa romana di Renzo Arbore. Ospiti del maestro Sugar Pie (Georgia Ciavatta) e i Candymen (Jacopo Delfini, Renato Podestà, Claudio Ottaviano e Roberto Lupo): «Renzo è travolgente. E’ il simbolo italiano dello swing», racconta il quintetto piacentino (ma con un “infiltrato” che al Museo del Violino giocherà in casa). «Ci saranno i suoi grandi successi, che faranno cantare tutti. E poi anche qualcosa del nostro repertorio».
E’ come – si presentano così – se i Beatles avessero suonato nell’orchestra di Duke Ellington.
La lead voice femminile di Georgia, e quelle maschili dei due chitarristi Jacopo e Renato, trascinate dalla ritmica di Claudio (contrabbasso) e Roberto (batteria) prendono grandi brani della cultura pop-rock e li inzuppano negli anni Quaranta. Britney Spears, Madonna, Beyoncé, Deep Purple, Queen…
Nel loro ultimo album Waiting for the one c’è proprio da divertirsi: «Il segreto – spiegano – è armonico. Scegliamo pezzi che nascano con una matrice blues, che in qualche modo possano riportare alle radici afro-americana e li caliamo nell’epoca dello swing». Ovunque ci sia dello swing… «è un modo di stare sul tempo e di pronunciare un certo tipo di linguaggio musicale. Fare swing – spiega Roberto – significa far rotolare la musica… quindi la risposta è sì: anche per suonare i Beatles devi avere swing».
Certo, il british pop ha radici diverse, irlandesi, «bianchissime, quindi è un genere più difficile da rendere “nero”». A volte però ci si prova. E ci si riesce pure bene: «Bohemian Rapsody è stata una grande sfida di Renato». Gli arrangiamenti vocali per tre voci così diverse non è stata una passeggiata. Ma il risultato è di gran classe. Almeno secondo Brian May… Il chitarrista dei Queen in persona, si è imbattuto nella versione di Sugar Pie & The Candymen, l’ha condivisa sul suo blog con una riga di presentazione: “Questi ragazzi sono super creativi. Spero li apprezzerete”. L’invito autorevole arriva anche al pubblico di Cremona. I Queen in versione swing arriveranno anche in Auditorium “Arvedi” proporranno le loro versioni di successi internazionali e brani inediti: «Per noi è la location dei sogni», spiegano. Per Jacopo Delfini, forse, qualcosa di più: «Cremona è la mia città e sono felicissimo di tornarci per suonare. Per me è come un cerchio che si chiude e una nuova partenza: lì ho iniziato a studiare chitarra con Carmelo Tartamella ed ora suonerò con Arbore nel luogo simbolo della musica. Quello che mi auguro – aggiunge – che un evento come questo possa dare una scossa alla città. Oggi lo spazio per la musica live di qualità è ancora poco. CremonaJazz può ravvivare la scena».
Grazie a nomi leggendari come quelli di Ferenc Snetberger, Ron Carter, John Scofield e Dianne Reeves, ma anche grazie ai colori vivaci di Renzo Arbore e Sugar Pie & The Candymen. Georgia ha un passato da ballerina classica: «Sul palco cerco sempre di ricordarmene anche perché sono con musicisti che mi fanno venir voglia di ballare». Sorride, mentre si gode un buon croissant di metà mattina: «Capito perché mi chiamo Sugar Pie: ai dolci non so dire di no. Ma non sono la prima, prima di me c’è stata Sugar Pie De Santo, una gran voce». E i ragazzi? «Beh, loro sono i miei uomini-dolcetto».
Così c’è più gusto. «Suonavamo in formazioni jazz distinte, ma abbiamo sentito la necessità di incontrarci. Cercavamo qualcosa che unisse il jazz alla musica pop. Stava tornando la mania dello swing e volevamo cavalcare l’onda con qualcosa che attirasse l’attenzione». Una bella mano di brillantina ai Guns and Roses: «Se non altro ha incuriosito».
Così inizia la storia di Sugar Pie & The Candymen, che ora trascorrono in viaggio gran parte dell’anno tra locali e festival in mezza Europa senza sosta da sette anni: «E’ il lavoro più sicuro che abbia mai avuto» sorride Roberto. «In Italia però non abbiamo ancora un nostro spazio», ammettono. Per questo accanto al repertorio di rivisitazioni che continua a crescere, il progetto ha iniziato anche a muoversi nei territori della scrittura. Nell’album appena uscito non mancano gli inediti, con un interessante varietà di influenze. Una, Dusty, è un assaggio del lavoro ora in cantiere, un album di inediti in italiano. E’ un ritratto di Georgia uscito dalla penna di Roberto: “Se mi perdoni l’allegria puoi capire chi sono”. «In questa frase c’è il nostro spirito – interpreta la cantante – che prevede di non prendersi troppo sul serio». Niente musi lunghi, abiti colorati in scena e tanto movimento: «cerchiamo di far divertire il pubblico, proviamo a dare un po’ di sollievo, che in questo periodo serve a tutti. Ma senza essere kitsch. Perché – aggiunge – per capire chi siamo davvero bisogna anche cogliere l’aspetto della serietà, dell’impegno che mettiamo nel nostro lavoro». Tutti loro insegnano musica, hanno alle spalle una preparazione solida che permette alla band di crescere continuamente e su più direttrici: «Siamo tanti progetti in uno. Cerchiamo di darci più opzioni artistiche, sempre nuovi stimoli». La musica rotola leggera, lo swing è quello giusto: Renzo Arbore non ha avuto dubbi. E nemmeno Brian May…
da Mondo Padano del 3 aprile 2015